Pendolari: le 10 linee ferroviarie peggiori d’Italia

La classifica di Legambiente ha individuato le tratte peggiori per i pendolari italiani, per riduzioni di corse, sovraffollamento, guasti e disagi

Il futuro dei pendolari italiani è sempre più incerto. A confermarlo è la classifica delle linee ferroviarie peggiori d’Italia, stilata da Legambiente che, prendendo in considerazione situazioni oggettive e le proteste dei pendolari, ha selezionato le tratte più critiche, per riduzioni delle corse, lentezza, sovraffollamento, guasti tecnici e disservizi.
L’analisi di Legambiente, condotta all’interno della campagna Pendolaria, dedicata alla mobilità sostenibile e ai diritti dei pendolari, ha rilevato un peggioramento del servizio, negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda i treni regionali e gli intercity, per i quali si stimano tagli rispettivamente del 6,5% e del 19.7%.
Per chi si muove in treno ogni giorno, la situazione è sempre più critica, soprattutto per i pendolari di alcune città italiane.

Al primo posto della classifica delle linee ferroviarie peggiori d’Italia troviamo Roma con la linea Roma-Ostia Lido, dove si segnalano treni troppo lenti e datati e la mancanza di servizi fondamentali sui vagoni, come l’aria condizionata e l’impianto di riscaldamento, con continui disagi per i viaggiatori.
A lamentare una situazione insostenibile sono anche i pendolari di Napoli che da anni ormai protestano per la situazione in cui versa la Circumvesuviana, definita “una autentica vergogna italiana”. Con oltre 100mila utenti ogni giorno, è una delle linee pendolari più frequentate della Campania che, tuttavia, ha subito una drastica riduzione delle corse, di oltre il 40% dal 2011 al 2013. Per di più, nelle stazioni sono state chiuse 22 biglietterie e negli ultimi 6 anni i passeggeri sono calati da 40 milioni a 27 milioni.

La tratta Reggio Calabria-Taranto si trova al terzo posto della classifica delle peggiori linee ferroviarie d’Italia, con solo 4 collegamenti al giorno da Reggio a Taranto, che trasformano ogni viaggio in una vera e propria odissea, costringendo i pendolari ad effettuare tre cambi e a percorrere un tratto su un autobus sostitutivo.
Tra le tratte peggiori del Sud, c’è anche la Messina-Catania-Siracusa, con treni lenti, stazioni degradate e una riduzione del servizio ferroviario del 41%, e la Bari-Martina Franca-Taranto (ottavo posto), dove si segnalano problemi di sicurezza, dovuti all’assenza del doppio binario su gran parte del percorso.

Al Nord, una delle tratte peggiori per sovraffollamento, ritardi e treni datati è la Cremona-Brescia. Al sesto posto si colloca, invece, la tratta Pescara-Roma, dove il numero dei pullman supera di tre volte quello dei treni, mentre la Casale Monferrato per Vercelli e Mortara è al settimo posto della classifica di Legambiente per i disagi lamentati in seguito alla soppressione delle corse dirette per i tagli decisi dalla Regione Piemonte.
In Veneto, la linea Treviso-Portogruaro si distingue per l’utilizzo di treni vecchi, lenti e sovraffollati a causa della forte riduzione dei convogli. I pendolari genovesi lamentano, infine, ritardi cronici sulla linea Genova-Acqui Terme, provocati dai lavori di potenziamento della stazione di Rossiglione e dall’attraversamento dei passaggi a livello.
La situazione per chi è costretto a spostarsi ogni giorno è sempre più critica e Legambiente chiede più investimenti per rilanciare il trasporto pendolare.

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