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Non è un paese per giovani

  • Uscita:
  • Durata: 105min.
  • Regia: Giovanni Veronesi
  • Cast: Filippo Scicchitano, Giovanni Anzaldo, Sara Serraiocco, Sergio Rubini, Nino Frassica
  • Prodotto nel: 2016 da ISABELLA COCUZZA, ARTURO PAGLIA PER PACO CINEMATOGRAFICA, NEO ART PRODUCCIONES, CON RAI CINEMA
  • Distribuito da: 01 DISTRIBUTION
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TRAMA

Sandro ha poco più di vent'anni, è gentile, a volte insicuro e il suo sogno segreto è diventare uno scrittore. Luciano invece è coraggioso e brillante, ma con un misterioso lato oscuro. S'incontrano tra i tavoli di un ristorante dove lavorano entrambi come camerieri. Come tanti loro coetanei, Sandro e Luciano sentono che la loro vita in Italia non ha alcuna prospettiva. Si scelgono istintivamente e decidono, presi da un'euforica incoscienza, di cercare un futuro per loro a Cuba, la nuova frontiera della speranza dove tutto può ancora accadere. Il progetto è quello di aprire un ristorante italiano che offra ai clienti il wi-fi - ancora raro sull'isola - grazie alle nuove ma limitate concessioni governative. Con Nora, la strana ragazza che li aspetta all'Avana come un destino, scopriranno che esiste anche un modo glorioso di perdersi, che darà un senso profondo alla fatalità che li ha fatti incontrare. Attraverso scelte pericolose, violente, incontri necessari e addii pieni di silenzio.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Tra le storie di Non è un paese per giovani , la trasmissione radiofonica condotta con Max Cervelli e dedicata agli italiani all’estero, Giovanni Veronesi non ha scelto la più rappresentativa forse, ma di sicuro la più gettonata tra chi sogna di abbandonare il Belpaese: aprire un chiosco su una spiaggia caraibica. Sandro e Luciano lasciano Roma e fanno rotta su Cuba, dove si imbattono nella strampalata Nora e sperano di fare soldi col business del chiringuito abbinato all’offerta di wifi, bene raro e ambito nell’isola. Ovviamente le cose andranno diversamente. Più interessato come sempre alla parabola umana dei suoi personaggi che al fenomeno socio-culturale, Veronesi si limita a utilizzare l’emorragia di giovani italiani come cornice (il film inizia e finisce con i videomessaggi di alcuni connazionali in giro per il mondo) per un più classico racconto di maturazione che, senza affrancarsi mai da un certo sentimentalismo greve e dall’esotismo di facciata, sa cogliere un vero malessere generazionale brillando soprattutto per la definizione dei caratteri e per l’empatia degli interpreti (promossi tutti e tre: Scicchitano, Anzaldo e Serraiocco). Camei di Rubini e Frassica, musiche (insistenti) di Giuliano Sangiorgi.

  • Corriere della Sera

    Parafrasando il film dei Coen e ispirandosi al programma Radio2 che conduce, Giovanni Veronesi ci fa il regalo di una commedia utile, attuale, piena di sentimenti in lotta tra loro, che nasconde il tragico sotto il brillante e viceversa (ricorda il Risi del 'Gaucho'), raccontando il trasbordo psicosomatico da Roma a Cuba di tre giovani. Personaggi ben delineati, sghembi uno rispetto all'altro, che riassumono i casi di molti ragazzi avuti in linea dal regista che esamina il caso di tre, fra i 100.000 studenti che ogni anno cercano lavoro. Sogni dispersi nel mondo, infranti o meno (...). Pasticci sentimentali ma anche no (...). Veronesi, con un po' di colore-folklore d'obbligo, mostra Cuba nel finale di partita di Castro e nessuno dei suoi avrà strada senza buche, la vita si reinventa: sorprese, deviazioni scorciatoie fra italiani poco medi (Rubini, edicolante-fruttarolo e Frassica migrante), in attesa del finale pensieroso un po' metafisico col regalo letterario di Veronesi scrittore. Nell'allegria trova spazio anche la malinconia sociologica che esplode nello stile mai banale di Filippo Scicchitano che non sbaglia una mossa, di Giovanni Anzaldo (premiato a teatro con Gassmann) e della Serraiocco che tiene in caldo queste belle nevrosi.

  • Il Manifesto

    Da qualche tempo Giovanni Veronesi conduce una trasmissione radiofonica quotidiana su Radio2. Titolo 'Non è un paese per giovani', ribaltamento del titolo coeniano. Lì si racconta dei centomila giovani italiani che ogni anno lasciano il nostro paese. Un esercito in fuga «in silenzio, senza fare rumore» dice il regista. Eppure la faccenda è decisamente dirompente. Così, cercando di fare un po' di rumore in più rispetto alla questione Veronesi ha voluto realizzare un film dallo stesso titolo. (...) Inevitabile che, dovendo raccontare una storia, si perda un po' per strada la complessità delle premesse. Nuovi emigranti per un paese sempre più vecchio e in fondo misero. Forse per questo le due figure più adulte, Rubini e Frassica sembrano di molto sopra la media nazionale. Se non altro siamo di fronte a un film che tenta di raccontare le contraddizioni di un paese senza prendere le facili scorciatoie della commedia generazionale. Che non ha il problema degli esami, ma quello del futuro.

  • Il Messaggero

    La sedicesima regia di Veronesi, tratta dalla sua omonima trasmissione per Radio 2 realizzata in coppia con Massimo Cervelli, è interessante ma schizofrenica. Da una parte si esplora con grinta l'amarezza di una generazione di nuovi emigranti, figli depressi dell'orribile Italia degli ultimi anni (grandissimo Anzaldo in versione lottatore clandestino autolesionista come il Walken de 'Il cacciatore'), dall'altra si cerca di proporre immagini turistiche e concilianti per non rinunciare alla spensieratezza di un'avventura dove sembra debba prevalere sempre l'aspetto picaresco. Peccato perché non manca del bellissimo cinema soprattutto quando in scena c'è il personaggio di Anzaldo.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    C'è materia per dimenticarsi dei generi, e del tedioso, presunto bisogno di commedia del pubblico, per scavare personaggi autentici, ma Veronesi ha in testa il suo programma radiofonico, e questo non lo aiuta a uscire dal sociologismo e, va detto, dal sentimentalismo di un manuale d'amore dove cercare le soluzioni.

  • Il Giornale

    Il plot (in Italia non c'è futuro per i giovani), si trasforma nella solita avventura, spesso didascalica, di due amici all'estero. Il film non decolla mai, sia per la fragile e non empatica sceneggiatura, sia per un cast sotto tono.

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