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Autopsy

  • Uscita:
  • Durata: 86min.
  • Regia: André Øvredal
  • Cast: Emile Hirsch, Brian Cox, Ophelia Lovibond, Olwen Kelly, Michael McElhatton, Parker Sawyers, Jane Perry, Mary Duddy, Mark Phoenix
  • Prodotto nel: 2016 da 42, IM GLOBAL, IMPOSTOR PICTURES
  • Distribuito da: M2 PICTURES (2017)
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TRAMA

Tommy Tilden è un esperto medico legale e gestisce con suo figlio Austin un obitorio in Virginia. Un giorno lo sceriffo del posto arriva con un caso di emergenza, il cadavere di una donna sconosciuta ritrovato in un seminterrato a seguito di un pluriomicidio. Sembra un caso come tanti, ma nel corso dell'autopsia i due professionisti vengono man mano turbati da nuove, terrificanti scoperte. Il corpo della donna è perfettamente conservato all'esterno, ma all'interno è stato smembrato e rimangono segni di cicatrici e bruciature, come se fosse stata vittima di un orribile e misterioso rituale di tortura. Mentre padre e figlio cercano spiegazioni scientifiche plausibili a queste scoperte raccapriccianti, cose sempre più inspiegabili sembrano succedere nell'obitorio...

Dalla critica

  • Cinematografo

    Come sanno bene seduttori e sedotti, un corpo può rivelare tante cose e nasconderne di altre. Ma se a dirlo è un anatomo-patologo tutto appare più sinistro. Autopsy è un horror da camera, intelligente e originale, sviluppato interamente su un tavolo autoptico, dove l’ habeas corpus è una misteriosa donna, ribattezzata “Jane Doe”, rinvenuta all’interno di un’abitazione teatro di un sanguinoso eccidio. Un corpo inanimato, impagliato dal rigor mortis , senza però ecchimosi, ferite o abrasioni. Un corpo integro, giovane e bello. Seducente? Di sicuro interessante. Lo pensa lo sceriffo, lo pensano i Tilden, padre e figlio (Brian Cox ed Emile Hirsch), da decenni un punto di riferimento per la polizia nel campo della medicina legale. Saranno loro a dover eseguire l’autopsia, scoprire come e perché quella donna è morta. E forse risolvere il caso. Ma a volte più si scava e meno si riesce a vedere il fondo. Il norvegese André Ovredal bilancia molto bene umorismo macabro, detection scientifica e atmosfere horror, costruendo un film apparentemente semplice e binario dove, a partire dallo specchio posto all’intersezione tra due corridoi comunicanti, tutto è raddoppiato (e rovesciato):  la casa è anche l’obitorio, lo spazio dei vivi è anche quello dei morti; il destino passa dal padre al figlio; il corpo senza vita e la vita senza corpo; la scienza e la superstizione; la realtà fenomenica e quella esoterica; il dato scatologico e quello escatologico. Senza rivelare nulla di più, se non che per una volta l’apparato anatomico e quello allegorico (lo scheletro però non è nell’armadio ma in una cella frigo) duettano che è una meraviglia . Tolti i trascurabili sottotesti familiari e alcune trovate abusate, il film funziona, inquieta, domanda. Il suo corpo del reato è gore, politico e anche metafisico. Non lo dimenticheremo facilmente.  E lui, comunque, ci verrà a cercare.

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