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Il diritto di uccidere

  • Uscita:
  • Durata: 102min.
  • Regia: Gavin Hood
  • Cast: Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman, Barkhad Abdi, Phoebe Fox, Jeremy Northam, Iain Glen, Daniel Fox, Monica Dolan, Jessica Jones, Aisha Takow, Armaan Haggio, Faisa Hassan, Mohamed Abdirahmaan, Hassan Abdullah, Ahmed Mohamed Ali, Carl Beukes, Babou Ceesay, Bob Chappell, Francis Chouler, Kim Engelbrecht, Sonia Esgueira, Dek Hassan, John Heffernan, Gavin Hood, Graham Hopkins, Lex King, Vusi Kunene, Warren Masemola, Richard McCabe, Roberto Meyer, Ma Mohamed, Ali Mohamed, Michael O'Keefe, Abdi Mohamed Osman, Laila Robins, Mondé Sibisi, Abdilatief Takow, Lemogang Tsipa, Ebby Weyime
  • Prodotto nel: 2015 da COLIN FIRTH, GED DOHERTY, DAVID LANCASTER PER EONE FILMS, ENTERTAINMENT ONE FEATURES, RAINDOG FILMS
  • Distribuito da: TEODORA FILM (2016)
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TRAMA

Il colonnello inglese Katherine Powell dirige a distanza un'operazione contro una cellula terroristica a Nairobi. Il suo "occhio" sul campo è un drone pilotato in Nevada dal giovane ufficiale Steve Watts, ma quando diventa inevitabile sferrare un attacco entrambi realizzano che anche una bambina innocente finirebbe tra le vittime. Mentre nessun politico nella "war room" londinese vuole prendersi la responsabilità di una decisione, una drammatica serie di eventi fa precipitare la situazione.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Da Londra il colonnello Katherine Powell (Mirren) dirige a distanza un’importante operazione militare che sradicherà una cellula terroristica a Nairobi, avvalendosi di forze militari sul posto e di un drone pilotato dal Nevada dall’ufficiale Steve Watts (Paul), mentre nella war room londinese il generale Frank Benson (Rickman) segue l’evolversi del blitz con alcuni rappresentanti civili del governo. Quando tutto è pronto per la cattura di alcuni tra i più ricercati esponenti del terrorismo internazionale, la situazione cambia, precipitando: la missione va ora verso un immediato attacco missilistico, volto ad uccidere. Ma nella stima dei danni collaterali è prevista la morte di una bambina, ovviamente innocente. Lasciarsi sfuggire dei terroristi pronti a colpire o risparmiare una vittima sicura? Esiste un diritto ad uccidere? Eye in the Sky , titolo originale dagli echi orwelliani, riassume il senso del film: l’occhio nel cielo è il drone che con i suoi sensori consente la guerra contemporanea. Un occhio freddo, strumentale, che osserva e uccide senza che mandante ed esecutore materiale corrano mai il minimo rischio fisico. Eppure dietro quel tasto premuto che sgancia missili c’è un gran lavoro, decisioni complesse da prendere rapidamente e, soprattutto, persone. Per umanizzare la visione di una guerra spesso paragonata a un videogame, il film mette in scena l’umanità più quotidiana, anche spiacevole, dei protagonisti: attacchi di dissenteria, insonnia, il debito universitario da saldare, la moglie dispotica che rivela l’incapacità di compiere scelte futili di chi ha in mano le sorti del mondo. Una scelta così originale, quasi spregiudicata, è impiantata da Gavin Hood in una struttura thriller formalmente classica, in cui per esempio i “cattivi” sono figurine bidimensionali sulle cui motivazioni non viene mai gettata luce, nonostante il film si impegni a mostrare i punti di vista di tutti i personaggi verso i quali chiede empatia allo spettatore. Ultima apparizione per il compianto Alan Rickman.

  • Il Messaggero

    (...) Gavin Hood (...) non riscrive la storia ma indaga nelle zone d'ombra della nostra epoca ad alto tasso di visibilità e altissimo coefficiente di segretezza, malgrado gli Assange e gli Snowden. (...) Mia è solo una figura sullo sfondo, per quanto ben tratteggiata. Serve a farci saltare sulla sedia, ma i protagonisti del film, quelli che invece ci fanno pensare (come raramente succede al cinema) ai mille interrogativi morali posti dalla guerra fatta con i droni, così 'conveniente' in apparenza, sono gli altri. I militari, che vogliono intervenire (non tutti), e i politici che invece frenano (non sempre). E non per umanità ma per timore delle conseguenze. (...) 'II diritto di uccidere' riesce a non fare sconti alla complessità dei problemi sul tappeto senza rinunciare alla suspense del thriller. Grazie all'abilità strepitosa del regista, capace di orchestrare a meraviglia i dubbi e i colpi di scena che percorrono i diversi 'teatri' delle operazioni (nessun effetto digitale manderà mai in pensione il caro vecchio montaggio parallelo) e alla bravura degli interpreti al completo, in testa i 'falchi' Helen Mirren e Alan Rickman, qui purtroppo alla sua ultima apparizione, due figure tutt'altro che monodimensionali grazie alla sceneggiatura accuratissima di Guy Hibbert. Si capisce che Hood non sia riuscito a farsi produrre il film dai grandi studios. Si capiscono meno due o tre scivolate retoriche (come i titoli di coda). Che però non guastano il film più informato e problematico in materia, oltre che appassionante, visto in questi anni. (...) E purtroppo più attuale che mai, anche se pensato e girato ormai diversi anni fa.

  • La Repubblica

    Il film del sudafricano Gavin Hood si destreggia benissimo nell'evitare il rischio che può correre un racconto che parla di guerra attuale, terrorismo, tecnologia militare e bellica. II punto narrativo, e di necessaria ricaduta anche etico, ruota intorno all'uso dei droni e dunque intorno allo stridente contrasto tra l'illusione di poter condurre una guerra 'pulita', 'chirurgica' e 'intelligente' e la sua traduzione in termini concreti che ovviamente contraddicono quella pretesa dimostrando che la guerra non può che essere crudele, cieca, sporca, e imprevedibile malgrado i più sofisticati sistemi. Ma la conduzione del film sa evitare l'ovvietà della conclusione. Un po' meno un certo moralismo - un colpo al cerchio e uno alla botte: peraltro consueto nell'autorappresentazione americana (qui in realtà anglo-americana ) - nel preservare bontà, commozione, lacrime e lacerazione interiore in chi preme il fatale bottone. Il dilemma invece, o più precisamente la manifestazione esteriore di esso, non riguarda la protagonista. Una come al solito maestosa Helen Mirren (...) ritmo che è poco definire incalzante. (...) Materia e faccenda quanto mai discutibile. Ma il film la sa mettere in scena in modo convincente oltre che coinvolgente.

  • Il Fatto Quotidiano

    Vorremmo fosse fantascienza ma è l'inquieta realtà di alcune guerre contemporanee portate avanti dall'Occidente anglo-americano. Nel suo film 'II diritto di uccidere' (...) il sudafricano Gavin Hood ne esemplifica un episodio che, per esattezza di dettagli e capacità narrativa, può letteralmente far rabbrividire gli spettatori. Intenso dramma di filosofia morale, il film è solo mirabilmente 'travestito' da 'war movie': alla base dell'indagine, il tema della responsabilità etica in materia di sicurezza civile di una nazione che dovrebbe far capo alla classe politica della nazione stessa. Laddove si impone il diritto/dovere di prendersi delle responsabilità 'ultime' sulle vite altrui cessa ogni risposta lasciando spazio unicamente alle domande. Illuminante.

  • Il Giornale

    E' un caso più unico che raro quello di un film intelligente, ottimamente recitato, capace di coinvolgerti e farti riflettere: in questo caso, se sia giusto o no sacrificare vittime innocenti al fine di prevenire altri potenziali morti. Una pellicola di guerra, ma non nel modo tradizionale con il quale siamo abituati a confrontarci. In realtà, 'Il diritto di uccidere' è essenzialmente un thriller da camera che, certo, ci fa anche capire come si combatta oggigiorno il terrorismo, grazie all'uso di quei droni che ti permette di colpire a distanza, a migliaia di chilometri dall'obiettivo, «comodamente» seduti davanti a un monitor. (...) strepitosa Helen Mirren (...). Quasi una pochade grottesca, ma capace di tenere alta la suspense, nell'attesa di capire quale sarà la decisione finale. Gli interpreti sono meravigliosi e tra questi va citato con rimpianto lo scomparso Alan Rickman. La sceneggiatura dà spazio a ogni tesi e ragione, senza volutamente tifare pro o contro. Un meccanismo perfetto che fa apparire la vicenda perfettamente verosimile. Un vero peccato che il film esca a fine agosto, in un periodo cinematograficamente poco appetibile.

  • Il Tempo

    Erano anni che al cinema non provavo un'ansia simile, costruita, architettata, sostenuta da tutti i mezzi più moderni di cui i cineasti oggi dispongono quando debbono mozzare il respiro agli spettatori. Gavin Hood e i suoi hanno fatto centro. Applaudiamoli e applaudiamo anche Helen Mirren che dopo essere stata in «The Queen», la Regina Elisabetta, ha accettato qui di essere un semplice colonnello; sia pure responsabile dei comandi operativi.

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